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ott 14 2010

Rabbia differenziata

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(14.10.10)

E’ successo. L’avevo previsto ed è successo, prima o poi…

Sveglia mattutina anticipata alle 5.15, gli orari di lavoro non perdonano e c’era il sacchetto dell’umido che gridava vendetta e non ne poteva più di stare lì nella sua micro-pattumiera-areata.

Punto mobile di raccolta Raccolgo gli ultimi scarti della cena a base di pesce e chiudo il sacchetto biodegradabile. Esco dieci minuti prima del solito, ma devo fare una prima deviazione di 200 metri per arrivare al punto mobile di raccolta AMA, quello della fascia 5.30-7.00.

Esco prendendo borsa, borsa del lavoro e borsetta per il pranzo, sacchetto con l’indifferenziata e sacchetto con l’umido. Sembravo una mula, ma trovando ancora il cassonetto grigio davanti casa mi libero subito dell’indifferenziata. Poi, via, più veloce della luce verso il camioncino AMA, sempre con una buona zavorra di borse dietro.

Arrivo… un attimo di incertezza non vedendo il camioncino che invece si era posizionato più indietro del solito (ulteriori 10 mt da percorrere…). Lo raggiungo. Non c’era nessun operatore, ma il bidoncino marrone dell’umido era lì. “Vabbé – mi dico – lo conferisco io”. Apro il bidoncino e non c’era neanche il consueto sacco nero sistemato all’interno (dalle 5.30 evidentemente nessuno aveva ancora portato sacchetti…).

Basta! Decido di mollarlo sopra il coperchio del bidoncino e di correre via verso la fermata del mio pullman di lavoro, indispensabile per raggiungere il mio ufficio a 50 km fuori città. Per prenderlo devo tornare indietro di ulteriori 200 metri. Mi trovo sul fatidico Lungotevere degli Inventori, all’altezza di Via Brunacci. Tento di attraversare, ma sperimento subito il disagio dovuto all’assenza delle vecchie strisce pedonali, eliminate dopo il rifacimento del manto stradale ed il ripristino della nuova segnaletica.

Attraverso, tra le macchine che sfrecciano. Sono a metà, sulla doppia linea di mezzeria. Intravedo il mio pullman che arriva ma lui è più veloce di me. Mi butto tra le auto, riesco ad attraversare e corro, corro, corro… ma non ce l’ho fatta. Il pullman se ne è andato e io sono rimasta lì con la rabbia che montava da dentro.

Se avessi avuto davanti a me il dirigente AMA che agli incontri con i cittadini di Marconi ha sbandierato i fasulli 100 metri di distanza da un punto mobile all’altro e il “privilegio” di avere il conferimento dell’umido ogni giorno rispetto ai 3 giorni a settimana della raccolta “porta a porta”, me lo sarei spolpato vivo e avrei “conferito” nel sacchetto dell’umido anche lui…

Mi sento presa in giro. Un piccolo nucleo familiare non riesce a produrre rifiuti umidi in quantità tale da gettare il sacchetto ogni giorno (e con questi presupposti sarebbe un inferno) e di fatto l’umido rimane in casa minimo 3 gg, guarda caso proprio quelli che passerebbero se ci fosse una raccolta “porta a porta”.

Vorrei un turno pomeridiano o serale, vorrei collaborare ad una raccolta differenziata che dia vantaggi anche a noi cittadini, fatta in modo intelligente e che ci predisponga serenamente a contribuire. Ma non con le suole delle mie scarpe, non con il mio tempo già complicato dai miei orari da pendolare, non con le mie tasse sostenute per ritrovarsi una città sempre più sporca. Non è equo che siano solo alcuni cittadini a scarpinare per chilometri, a rimetterci tempo, denaro e stress, pagando la stessa tassa a prezzo pieno degli altri cittadini che lasciano i loro sacchetti nei bidoncini condominiali del servizio “porta a porta”.

Noi paghiamo l’AMA per un servizio che non ci viene fornito. Non ce l’hanno la cultura del servizio. Siamo di fatto diventati dipendenti AMA a costo zero, anzi paghiamo noi stessi per lavorare al posto loro.

Dove abbiamo sbagliato?

Laura

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ADAL

Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)