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gen 09 2011

Lasciate ogni speranza, o voi che differenziate…

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"Lasciate ogni speranza..."

(09.01.11)

Non ci credo più, non credo più alla possibilità di una onesta interazione tra chi governa e gestisce una città come Roma e quei cittadini che la vivono, che la sognano fatta a dimensione umana. Quel collaborare costruttivo che fa nascere in ognuno di noi lo spirito di migliorare la realtà in cui viviamo, per sé stessi e per gli altri.

E’ con amarezza che, a fronte dell’ennesimo, ultimo ed inutile colloquio con un operatore AMA, si deve prendere atto che non c’è assolutamente nessuna volontà o desiderio di una onesta interazione, di una costruttiva collaborazione: i cittadini, e in questo caso, i cittadini di Marconi sono meramente dei sottoposti di un’azienda come l’AMA. Punto. Non c’è contraddittorio, collaborazione o interazione che tenga.

E’ quello che si percepisce parlando con questi ragazzi, ormai a flotte nelle nostre strade, a cui consegniamo il sacchetto dell’umido, spesso con l’orgoglio stampato sul nostro viso di riuscire, nonostante le proprie difficoltà, a dare una mano in questa avventura della differenziata di prossimità. Ragazzi ormai molto ben addestrati a rispondere come fanno i dirigenti AMA che, già all’epoca delle due riunioni di quartiere dello scorso anno, ci propinarono illusioni e speranze di poter migliorare questa sperimentazione.

Raccontano a noi cittadini che “è possibile, contattando il responsabile AMA di zona, chiedere di fare il porta a porta, negli stabili dove ci sono i presupposti idonei” (sottolineando che però i requisiti richiesti non sono pochi e semplici). E’ l’amministratore di condominio o un suo ufficiale rappresentante che deve fare tutto questo – racconta l’operatore – ma le cose diventano serie dal momento che si decide di fare questa scelta, perché ad ogni infrazione la pagano cara tutti i residenti di quello stabile.

Arrivo al punto mobile, ieri, quando questo discorso era già iniziato tra una anziana e gentile cittadina e l’operatrice addetta. Chiedo maggiori informazioni, perché la cosa mi suona molto strana e pongo domande dirette all’operatrice, domande dirette che presuppongono risposte semplici:

“Quindi è possibile, nei condomini che si prestano, avere il porta a porta anche se a Marconi è prevista un’altra modalità di raccolta della differenziata?”

“Nel Municipio XV-A si fa già il porta a porta”, risponde l’operatrice citando altri quartieri del Quindicesimo Municipio ma che non sono Marconi. Mi permetto quindi di insistere e porre meglio la domanda. La risposta è stata: “Questa raccolta che si sta facendo è già il porta a porta…”.

Nasce un pacato confronto sulla visione che noi cittadini abbiamo della modalità “porta a porta” e quella che invece ha l’AMA, che però – a questo punto – non è chiaro con quale termine definisce la vera raccolta “porta a porta” già svolta in altre zone di Roma, come ad esempio Trastevere.

All’operatrice, sommersa dai sacchetti (a testimonianza che le donne e gli uomini di Marconi hanno tutte le intenzioni di tener fede al proprio ruolo di cittadini collaborativi), si rivolgono altre, speranzose, domande sulle future modalità, per capire se ad esempio è possibile avere un turno serale chiesto ormai in molte occasioni. E di nuovo una risposta tranchant che ci fa rovinosamente tornare alla loro visione di questa gestione della differenziata: “Nooo, un turno serale non se ne parla proprio. Ma sapete quanti siamo? Siamo tantissimi ormai per le strade, e prevedere un turno serale vorrebbe dire assumere altro personale” e questo mentre arrivava un secondo operatore con relativo camioncino in soccorso alla ragazza per caricare e portare via i 3-4 sacchi giganti ormai pieni dei sacchetti con i nostri rifiuti organici.

Si spegne anche l’ultima speranza quando la dipendente AMA riprende il discorso sul perché non è possibile fare il porta a porta in quartieri così popolosi come quello di Marconi: “Ma se la gente butta nel sacchetto rifiuti non idonei o abbandona i sacchetti al di fuori dei bidoncini, se non sono lì presenti gli operatori AMA, come si fa a fargli le multe? Non immaginate quante multe stanno già facendo fioccare gli accertatori in questo quartiere nelle strade in cui hanno già eliminato i vecchi cassonetti neri…”.

Aaah, ecco. Questo è il vero problema della nostra azienda municipalizzata: fare cassa con le multe. Organizzare una raccolta differenziata calibrata per ottenere multe, e dunque denaro. Si preferisce massacrare interi quartieri e i relativi abitanti che chiedono solo un pizzico di collaborazione, incontro alle proprie esigenze di vita quotidiana, per poter collaborare in meglio alla riuscita di questo assurdo modo di fare raccolta differenziata. Una delle risposte è stata anche “Ma che turno serale… noi siamo in strada già dalle 5.30 della mattina, potete tranquillamente uscire prima… E poi il pomeriggio ci sono già altri operatori che provvedono a pulire quello che è rimasto abbandonato intorno ai cassonetti”.

E basta. Basta con questo modo di fare che puntualmente altera la vera realtà, modo di fare ormai tipico della politica di questi ultimi anni. Basta con il far sentire i cittadini sempre dalla parte del torto, farli sentire dei semplici servitori, quando si dimentica che siamo noi a pagare loro attraverso le tasse. Siamo noi che dobbiamo ricevere un servizio a fronte del denaro con cui contribuiamo e non siamo noi i loro dipendenti.

No way. Non c’è storia, non c’è speranza. La colpa sarà sempre e solo dei cittadini pigri, svogliati e presuntuosi che si alzano tardi la mattina, che vogliono l’operatore AMA davanti l’uscio di casa o che abbandonano il sacchetto perché preferiscono andare al lavoro in orario.

Li hanno assunti, in massa, e li hanno clonati ad immagine e somiglianza di chi gestisce l’Azienda. Sono tanti e sono a flotte. Fanno un gran baccano e ci fanno credere che stiano facendo il nostro bene.

Ricordano tanto il quadro rappresentato dal regolamento “Facite ammuina”.

Facite ammuina

Pur essendo un falso storico, perché non nasce da un regolamento della marina borbonica come viene spacciato, Facite ammuina si ispira ad un fatto storico realmente accaduto. Un ufficiale napoletano, responsabile di un’indisciplina a bordo della sua nave, venne condannato. Una volta scontata la pena, l’indisciplinato ufficiale venne rimesso al comando della sua nave dove pensò bene di istruire il proprio equipaggio a “fare ammuina” (ovvero il maggior rumore e confusione possibile) nel caso in cui si fosse ripresentato un ufficiale superiore, con lo scopo di essere avvertito e di dimostrare l’operosità dell’equipaggio:

« All’ordine Facite Ammuina:
tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
N.B.: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. »

Continuate così, ma noi non ci crediamo più.

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ADAL

Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)