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mag 12 2012

ROMA 2013, in viaggio responsabilmente

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(12.05.2012, di Enrico Pasini)

Partire dal proprio quartiere non è scelta di ripiego
ma per analogia con altre situazioni presenti su Roma
è  – al contrario – un punto di forza per affermare
scelte solidali nella città, città da considerare
BENE COMUNE
.

1      Viaggi, miraggi e concretezza

Se volessimo tracciare un ideale itinerario tra le città italiane che ci porti alle amministrative del 2013 a Roma e nei Municipi avremmo lezioni da apprendere, esempi da coltivare, sconfitte da non ripetere, successi che fanno ben sperare.

E allora come in quella bella canzone di De Gregori potremmo trovarci a cantare insieme ai milioni di cittadini che hanno già percorso questo cammino:

Quando domani ci accorgeremo Che non ritorna mai più niente Ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria
Perciò partiamo partiamo che il tempo è tutto da bere E non guardiamo in faccia a nessuno Che nessuno ci guarderà
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo dal bicchiere E partiamo partiamo, non vedi che siamo partiti già?

2      Quale lezione, quale esempio

Partiti già? Partiti e rappresentanza, partiti e società e cittadini.

Questo dovrebbe essere un circuito virtuoso. Ma  a volte il circuito non si innesca e  non  consente di raggiungere obiettivi comuni, condivisibili, aggreganti ed unificanti.

E questo succede quando la pretesa autosufficienza della politica la fa rinchiudere in sé stessa, sorda e cieca alle continue richieste – a volte estemporanee, a volte meditate e frutto di approfondito studio e confronto  – che  le vengono dalla società.

Succede quando non si esprime una linea coerente, quando la sclerosi – che si tramanda di filiera in filiera – blocca il ragionamento solare che dovrebbe far dire ad un amministratore “sono qui per amministrare il bene comune che mi è stato dato in prestito per qualche anno”.

Succede che il circuito virtuoso funziona, invece, quando si è in grado di ascoltare e dare risposte, praticabili, percorribili. E’ successo anche in queste ultime elezioni comunali  che hanno visto l’affermazione di amministratori consolidati e capaci, premiando il PD di governo locale, o l’affermarsi di idee capaci di aggregare così rovesciando consolidate amministrazioni leghiste e di destra, ed anche nel caso dell’affermazione – in alcune città – del Movimento 5 Stelle è successo quando si è magari avuta la sola percezione di un possibile ascolto.

3      Politica e cittadinanza attiva

Per chi crede nel ruolo attivo e propositivo della politica – della sua interazione con la società, nella sua capacità di orientare i settori produttivi, indicando nuove politiche di crescita –  il dovere è quello di confrontarsi al proprio interno, affrontare i percorsi che democraticamente ci si è dati, confrontarsi con i cittadini (organizzati o meno), non lasciarsi schiacciare dal falso mito del solo sviluppo urbanistico e proporre modelli di sviluppo che privilegino servizi e solidarietà, cultura e sociale.

Ricordo con orgoglio e soddisfazione il confronto  che avemmo durante il nostro ultimo congresso di circolo (PD Marconi) e nella quale elaborammo le linee di sviluppo, di intervento, il contributo da portare in vista delle elezioni amministrative del 2013.

E’ la piattaforma che fu alla base dell’elezione del gruppo dirigente del circolo e che in questi due anni abbiamo praticato (tutti?) coerentemente e con responsabilità, senza fare sconti a nessuno – comprese le amministrazioni “amiche”  – ma che ancora non ha portato pienamente a maturazione quanto seminato.

Ciò spesso è avvenuto per una “sufficienza” degli interlocutori cui ci rivolgiamo, altre per un completo ostracismo “naturale” della destra, altre volte – e bisogna essere sinceri con noi stessi – per una nostra  non costante e determinata pressione e coinvolgimento.

4      Quale responsabilità assumerci insieme

Ma in ogni caso le indicazioni che sono emerse da quel dibattito devono essere innanzitutto verificate e condivise con i cittadini (è vero lo facciamo quando con loro partecipiamo a battaglie comuni  o quando  portiamo su strada i nostri punti del programma). Indicazioni che poi devono essere recepite, elaborate, portate avanti (e verificate con i cittadini) da chi si intende candidare alle prossime elezioni.

Il grave errore che a Roma facemmo nel 2008, quello di procedere a designazioni dinastiche (Veltroni->Rutelli), non deve accadere. La via maestra è quella della selezione per merito, per idee, per confronto. Il metodo scelto da Zingaretti, assemblee nei municipi, è un buon viatico. E sulla base di questo dobbiamo affermare il principio di primarie estese ai Presidenti di Municipio e con una scelta oculata e discussa nei circoli – e con i cittadini –  per ogni candidatura in Comune/Municipio.

E’ un impegno che chiedo agli altri, è un impegno che mi potrei assumere.

E’ per questo che reputo opportuno – a titolo di promemoria e di impegno reciproco – riproporre l’analisi e le linee di sviluppo contenute nella → relazione al congresso che portò all’elezione di Carla Boto come segretario e del Direttivo del circolo. Relazione pubblicata sin dal 2010, come segno di massima trasparenza e condivisione, e portata a conoscenza del partito e dei gruppi consiliari municipali e comunali.

Ed è importante da questa relazione  estrarre il capitolo sul quartiere Marconi  che potete leggere qui di seguito. Partire dal proprio quartiere non è scelta di ripiego ma per analogia con altre situazioni presenti su Roma è  – al contrario – un punto di forza per affermare scelte solidali nella città, città da considerare BENE COMUNE. Tengo a precisare che l’estratto del documento risale al periodo settembre/ottobre 2010 quando non era ancora emersa la vicenda  del PUP Fermi, vicenda di cui esistono → attente e documentate prese di posizione del circolo nelle quali pienamente mi riconosco.

Il circolo PD nel quartiere Marconi

(capitolo estratto dalla relazione sopra citata)

Dalla  sua costituzione abbiamo cercato di dare un ruolo protagonista ed autodeterminato al nostro circolo.

Ci siamo posti come interlocutori critici e costruttivi dell’Amministrazione locale sia quella amica (Municipio e Provincia) sia, e a maggior ragione, quella rispetto alla quale siamo all’opposizione.

Inutile ricordare le distorsioni della nascita del nostro quartiere, figlio degli anni di edificazione selvaggia, ma fondamentale è operare per attenuarne le conseguenze a danno della salubrità dell’aria, della caoticità della viabilità, delle difficoltà di mobilità  sia dei residenti che dei cittadini che attraversano Marconi in transito tra centro e periferia.

Difficile porre riparo al “brutto” cementificato a partire dagli anni 50, ma è categorico abbellire e rendere vivibile il quartiere.

Marconi ha avuto ed ha, attualmente in misura minore, delle “aree irrisolte” rimaste vergini da interventi di recupero ovvero di intensificazione edilizia (se vogliamo salvate dalla speculazione).

Nella tradizione dei partiti popolari che hanno operato a Marconi (sopra tutti i nostri predecessori del PCI- Porto fluviale) ha trovato cittadinanza l’idea e l’impegno per risarcire il quartiere per il “sacco” fatto al tempo, in zone di interesse storico-urbanistico (si pensi alla vasta testimonianza annoverabile alla categoria dell’ archeologia industriale).

Non sempre negli anni di amministrazione amica questo imperativo è stato guida dell’operato dei nostri amministratori. Non sto parlando di convivenze e cointeressenze con distruttori del verde (penso alla vasta area lasciata per  anni in abbandono tra l’ex-Miralanza e l’ansa del  Tevere che guarda il Gazometro), ma di una certa subordinazione ai costruttori che non ha garantito a Marconi quel risarcimento di cui aveva ed ha diritto.

Ritengo  che il PD, nel territorio, debba rifiutare il fatalistico per il quale gira l’idea che”… ormai c’è stato un piano di risanamento afferente al piano regolatore della giunta precedentemente amministrata dal centro sinistra e per questo sia da accettare passivamente…”

Il piano di risanamento Marconi-Ostiense bloccato da Alemanno, peraltro, che per ora ha visto realizzato solo costruzioni mentre il parco Papareschi (ormai ridotto ad un fazzoletto sulla planimetria dei progetti) è di là da venire, gli spazi a disposizione della popolazione, i servizi, le migliorie della viabilità (prolungamento 8 e fermata metro D) sono favole la cui concretizzazione è stata ritardata  per nostra responsabilità, risalente al tempo in cui eravamo al governo di Roma, per poi essere affidata all’immobilismo del centrodestra.

Anche qui abbiamo peccato e pagato la politica dei due tempi: gli “oneri concessori” pretesi dopo, malfatti, con opere malamente collaudate o mai onorati (vedi il passaggio ad uso pubblico dei locali ex-Campari di via Oderisi da Gubbio 13, ma destinato ad UrbanCenter in almeno due programmi elettorali del centrosinistra municipale e cittadino).

Quello che noi constatiamo è il sorgere di megacentri commerciali (Galleria Marconi, ex Molini Biondi) che, di fatto in un quartiere già patologicamente a vocazione commerciale (con negozi a cielo aperto) non si affermano e falliscono.

Ed in tutto questo osserviamo critici la miopia di aver dialogato o privilegiato quali destinatari di una politica di interventi più consistenti la categoria dei commercianti (spesso non residenti nel quartiere e –per ricorrere ad un po’ di piccolo cabotaggio demagogico- neppure elettori in municipio), piuttosto che quella dei residenti.

Alcuni casi concreti che si inquadrano nella lettura che ho appena esposto, per motivi di economia debbono essere solo sinteticamente menzionati, pur meritando di essere affrontati con un analisi approfondita:

  • L’albergo H10 ed il centro Congressi sono stati costruiti (il giardino di via Blaserna non mantenuto e neppure realizzato ad opera d’arte – lo dice il tecnico del Municipio non lo sostengo solo io con minor competenza- è arrivato con anni di ritardo ed il Centro Congressi è inutilizzato (forse con buona pace della rinviata e temuta congestione di automobili sul lungo Tevere Gasman , vista la chiusura della carreggiata funzionale alla costruzione del ponte ciclopedonale  che definirei “Araba Fenice”;
  • Sulla zona Ex Campari è stato costruito un complesso residenziale (ufficio e abitazioni) e il commerciale che è già stato in agonia varie volte  (si sono susseguiti cambi di gestioni commerciali) scontando, da un lato,  le difficoltà derivanti dall’assenza di parcheggi pubblici, previsti nella delibera comunale iniziale tranne si pensi che si intendesse fare riferimento ai box già venduti) e dall’altro, la concorrenza del commerciale a cielo aperto e in bella mostra lungo la dorsale principale del quartiere.
  • Il Ponte della Scienza è ancora ai primordi ed è  bloccato da 2 anni  e del Museo della Scienza, estremità ideale dell’omonimo ponte, non c’è traccia.
  • Il parco Papareschi, al di là del pregevole insediamento del Teatro India, è ancora spoglio ed abbandonato e la parte da realizzare con fontana, percorsi e passeggiate risulta solo dalle proiezioni dei tecnici.
  • La realizzazione del ponte stradale sul Tevere e del viadotto sulla ferrovia Roma Lido non è più all’ordine del giorno.
  • Non è stata data attuazione al sistema della mobilità su ferro (prolungamento del tram 8 e realizzazione linea D della metropolitana).
  • Della zona ex-API abbiamo aggiornato gli iscritti in più occasioni. Lì si avrà un mix di edificazioni e servizi e per questa ulteriore elevazione è previsto una concessione di 700 mq ad uso pubblico  e 2.000.000,00 di euro per la realizzazione di un asilo nido (che siano versati subito i soldi e che i locali siano trasferiti in tempo da essere un effettivo risarcimento sarà il compito che questo circolo deve assumersi).
  • Il mercato di via Cardano posto in projet financing è quindi, di fatto, sottratto dalla disponibilità di condivisione tra i cittadini di Marconi e Amministrazione municipale; il degrado in cui  versa ci impone una battaglia informativa e costruttiva insieme ai cittadini.
  • La petizione AMA-differenziata , unitamente al dossier che stiamo redigendo ( che raccoglie testimonianze, denunce, appelli e suggerimenti della cittadinanza attiva) sarà consegnata a breve all’Azienda ed al Presidente del Municipio, con il quale abbiamo concordato un intervento condiviso per migliorare il servizio e venire incontro alle esigenze dei cittadini.
  • Manutenzione. La manutenzione delle strade, dei marciapiedi, dei piccoli fazzoletti di verde del quartiere, la loro pulizia, rende più bello il quartiere, più vivile e anche più sicuro. Fare manutenzione è investimento e risparmio (riparare il danno è sempre più dispendioso).
  • Fruibilità pubblica dell’area golenale e controllo al fine di evitare che l’Ardis riservi arbitrariamente troppi spazi all’uso privato in concessione. Questa area è un polmone per il nostro quartiere e va mantenuta e resa fruibile.
  • Deve essere messa in sicurezza e restituita ai cittadini Piazza della Radio ormai luogo in cui è presente un insieme di illegalità, disagio sociale, condizioni incivili che rendono quella zona una zona franca, quasi uno stato diverso, per questo occorre partire subito nel coordinare le azioni e  le competenze degli operatori, dai servizi sociali alle forze dell’ordine pubblico.
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Dettagli sull'autore

epas

Enrico Pasini ideatore ed animatore di MarconiVideoDem, ama fotografare, viaggiare e curiosare.