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gen 13 2014

Io faccio la differenza: storia 3

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Inverno. Raffreddori. Fazzoletti di carta, comuni, di qualsiasi marca. Sono pratici, più igienici, chi di noi non ne ha un pacchetto dietro con sé ogni giorno?

Poco tempo fa ho scoperto che non sono tutti uguali, e l’ho scoperto per caso, dopo l’acquisto della prima marca che mi è capitata sotto mano, presa al volo da uno scaffale sguarnito di un supermercato. Un marchio che in altri momenti non avrei mai scelto, nella convinzione che costasse di più.

Gli investimenti della multinazionale europea produttrice del marchio in questione, che ha stabilimenti in Italia, hanno permesso di mettere a punto una procedura per riutilizzare tutte le componenti di un diffuso involucro per alimenti: il Tetrapak.

Chissà quanti di noi non si sono mai chiesti come si ricicla correttamente il Tetrapak e lo gettano nella indifferenziata. Contenitori per succhi di frutta, latte, panna da cucina, zuppe e sughi pronti, legumi… in quante tipologie di imballaggi oggi troviamo questo materiale, assolutamente riciclabile…

A Roma il Tetrapak va differenziato nel cassonetto della carta. Nel processo di riciclo che avviene nelle cartiere si ricava “pasta di cellulosa” con cui si produce “carta frutta” dalla quale si ricavano imballi, cartoncini, sacchetti, tornando così all’origine del processo produttivo.

La componente “argentata” interna alle confezioni (alluminio e polietilene) viene invece trasformata in “ecoallene”, un materiale primario sostitutivo per l’industria che utilizza materiale plastico. Da questo lavorato molto resistente vengono derivati moltissimi oggetti: gadgets, bigiotteria, articoli da scrivania, vasi, fioriere…

Ma torniamo alla cellulosa ricavata dal Tetrapak. Questa viene asciugata, rilavorata e trasformata in una bobina che dopo ulteriori lavorazioni diventa “carta”, in diverse tipologie e grammature.

Fazzoletti di carta da tetrapak

E così si scopre che quei fazzoletti da poco acquistati sono realizzati con il 100% di fibre di cellulosa (non sbiancata) riciclate dal Tetrapak, senza abbattere ulteriori alberi. Che gli scarti di lavorazione di un’ottima carta da cucina assorbente diventano di nuovo utili per produrre penne, righelli, pennarelli e altri articoli di cartoleria. E che l’alluminio e il polietilene contenuti nelle confezioni in Tetrapak finiscono nella mescola che ricopre i pali per gli ormeggi a Venezia…

E’ questo un caso di riciclo intelligente, al 100%. Ma spesso nasce l’equivoco di dove gettarlo: carta? plastica? dipende dai Comuni e dalle Regioni. Ma in alcuni di essi non è prevista alcuna modalità, finendo in discarica o nei termovalorizzatori e mandando così in fumo tonnellate di materiale prezioso.
Forse una soluzione saggia potrebbe essere quella di creare un criterio di raccolta univoco, promuovendo una specifica raccolta differenziata del Tetrapak.

Dopo aver imparato qualcosa di più su come alcuni dei nostri rifiuti ritornano nelle nostre case, nella vita di tutti i giorni, sono più motivata nel mio impegno a differenziare correttamente. Se ci fosse anche un ritorno di corretta formazione e informazione verso noi cittadini, probabilmente la raccolta differenziata sarebbe meglio accettata anche da coloro che non differenziano, ostinati o demoralizzati ma in fondo ciechi che quei rifiuti non differenziati saranno pagati e ripagati anche da loro, in tasse, inquinamento ambientale e salute…

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ADAL

Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)