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mar 16 2014

Bag It!

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Locandina Bag It!“Bag it” significa “insacchettare”, ma anche “far sparire, togliere di mezzo”. E’ anche però il titolo di un film documentario andato in onda oggi sul canale televisivo Rai5. E’ un viaggio attraverso il pianeta che fotografa il problema delle enormi quantità di plastica messe in circolo a partire dalla produzione di buste di plastica fino ad arrivare all’impatto che hanno sulla salute dell’uomo alcune delle sostanze utilizzate per trattare la plastica.

La visione di questo “docu-film” statunitense del 2010, diretto da Susan Beraza sotto forma di un divertente racconto dell’uso e dell’abuso della plastica che segue il protagonista “uomo qualunque” Jeb Berrier, è stato lo spunto per molte riflessioni e prese di coscienza, di quanto pesantemente l’uso della plastica condiziona la vita di ognuno e l’equilibrio ecologico del pianeta, senza obbligatoriamente arrivare ad atteggiamenti ultra-ambientalisti.

Pensateci: perché qualcosa che verrà usato solo per pochi minuti è fatto di un materiale che durerà centinaia di anni?” dice il protagonista del film.

Ogni giorno compriamo, usiamo e buttiamo sacchetti, barattoli e molti altri oggetti in plastica. Articoli “usa e getta”: si usano una volta e si gettano via. Ma “via” dove? Non c’è nessun “via“. Semplicemente rimangono su questo pianeta, con un forte impatto ambientale e sulle specie animali (pesci, balene, uccelli ecc.) e ovviamente sull’uomo. Perché molta della plastica in circolazione possiede al suo interno delle sostanze additive utilizzate per rendere la plastica estremamente morbida od estremamente resistente, a seconda dell’uso a cui è destinata. Si tratta rispettivamente di “ftalati” e di “biosfenolo A” (BPA), sostanze tossiche per tutti e che spesso non vengono indicate nei componenti semplicemente perché fanno parte del contenitore del prodotto. Parliamo di bottiglie di plastica, di recipienti alimentari, di biberon, di contenitori per prodotti destinati all’igiene personale. Sono però sostanze considerate “disturbatori endocrini” e vengono rilasciate, neanche troppo lentamente, nel corpo umano, i cui livelli di tossicità sono provati attraverso analisi del sangue. Sostanze che nelle giovani generazioni stanno producendo alterazioni del sistema endocrino e sono state messe in relazione con diabete, obesità, problemi di fertilità, alcuni tipi di cancro, autismo, deficit di attenzione o iperattività nei bambini. Il BPA, ad esempio, nonostante sia da tempo stato vietato nella produzione di biberon e stoviglie di plastica (come i bicchieri), continua ad essere presente nella nostra vita e nell’ambiente: lo abbiamo tra le mani ogni giorno e ne assumiamo le molecole che possono migrare negli alimenti che ingeriamo per mezzo di prodotti in policarbonato come bottiglie di plastica, lattine con rivestimento interno, pellicole in PVC. Ma è presente anche in scontrini in carta termica, resine, fragranze nei cosmetici e altro ancora.

Buste di plastica in mare che sembrano meduse…

…e le tartarughe marine si cibano di meduse…

L’invasione della plastica nell’ambiente non è ovviamente una realtà solo americana. L’Italia è infatti il primo Paese in Europa e terzo nel mondo per consumo di acqua in bottiglia, dietro Arabia Saudita e Messico. Ma riguardo le buste di plastica, che rappresentano ancora una delle maggiori fonti di inquinamento del nostro pianeta, l’Italia è però in avanti dopo il varo della legge che dal 2012 ha vietato la produzione degli shopper non compostabili. E’ di qualche giorno fa la notizia che il Parlamento dell’Unione Europea ha varato un progetto di riduzione in tre anni della produzione anche di quei sacchetti di plastica “superleggera” utilizzati nelle farmacie o nei supermercati per avvolgere frutta e verdura: dovranno essere anch’essi compostabili, cioè biodegradabili senza additivi chimici. Essendo bustine molto piccole sfuggono alla raccolta rifiuti e quindi finiscono per incrementare l’inquinamento, spesso marino.

Questa direttiva europea potrebbe significare dunque meno sacchetti dannosi per l’ambiente, più plastica biodegradabile, meno rifiuti, riciclo e smaltimento di quanto non si può riusare. L’innovazione italiana delle plastiche biodegradabili e bio-compostabili ha quindi aperto la strada ad una economia più verde anche a livello europeo.

Cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo?

  • Ad esempio, possiamo smettere di comperare “immondizia” sotto forma di imballaggi, preferendo la spesa sfusa sia per il cibo che per i detersivi e per i saponi, utilizzando contenitori di vetro e sacchetti di carta che possiamo portarci da casa.
  • Possiamo aumentare l’utilizzo di sporte riutilizzabili in stoffa o nylon, juta od elasticizzate quando andiamo a fare la spesa.
  • Possiamo bere più acqua del rubinetto (la nostra è buonissima) o acquistare bevande in bottiglie di vetro invece di comperare acqua o bibite in bottiglia di plastica.
  • Possiamo ridurre al minimo l’utilizzo di materiali “usa e getta”, anche nelle mense e nelle scuole, negli ospedali, nelle aziende, sostituendoli con altri materiali riutilizzabili.
  • …dovremmo differenziare tutti…

Inoltre andrebbero sicuramente incentivate iniziative come quelle di installare sistemi di compattazione di bottiglie di plastica e di lattine in alluminio, come quella che fu operata a fine 2012 a Marconi dalla società Garby (qui).

A Marconi, con la raccolta differenziata, si combatte ogni giorno una battaglia perché le persone utilizzino i cassonetti in maniera corretta. Purtroppo non abbiamo raggiunto livelli di successo. Ma queste iniziative, tra le altre, potrebbero essere un buon incentivo per stimolare la cultura del riciclo, con un guadagno per tutti e per primi i cittadini, che in cambio otterrebbero buoni sconto da spendere in esercizi commerciali, assicurando con questi macchinari un più corretto smaltimento della plastica, spesso conferita con troppa leggerezza nei cassonetti dei rifiuti indifferenziati. Le conseguenze di guadagno sarebbero ovviamente anche per l’ambiente e per gli esercenti, perché gli sconti riguarderebbero soprattutto i negozi del quartiere.

Per chi vuole vedere o rivedere il documentario film “Bag It!” potete visitare il sito Rai Replay dove la trasmissione sarà disponibile a partire da domani per un periodo massimo 7 giorni.

Visitate la pagina web di Rai5 su RaiReplay e poi selezionate il giorno domenica 16 marzo 2014 e il film trasmesso alle ore 14:14. [Qui il link diretto, disponibile fino al 22 marzo].

Ve ne consiglio la visione, fa prendere coscienza di aspetti del proprio ruolo di consumatori nella vita di tutti i giorni su cui spesso non riflettiamo abbastanza.

 

“Siamo noi il Governo, siamo noi ad influenzare le aziende”

(dal film “Bag It!”)

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ADAL

Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)