«

»

mag 15 2014

Un appello per Marconi (di E. Carbonetti)

FacebookTwitterGoogle+Printcondividi

[important]marconivideodem ha sempre dato spazio alla cittadinanza attiva che denuncia e propone. Nel caso di Enrico Carbonetti si aggiunge un elemento di serietà, pur nelle parziali differenti vedute che a volte si possono avere, che ancor più invoglia ad aprire queste pagine. C’è nelle parole di Carbonetti la ricerca di quel filo rosso che unisca istituzioni e cittadini, un filo che non vorremmo mai si interrompa. Ora la parola è alle Istituzioni e alle forze politiche democratiche. Ci si deve assolutamente confrontare, aumentando le occasioni, essendo consapevoli che la critica è stimolo, ricerca del bene comune. [/important]

APPELLO AL SINDACO DI ROMA AL PRESIDENTE DEL MUNICIPIO XI ED A TUTTE LE FORZE POLITICHE DEMOCRATICHE

THE EVE OF DISTRUCTION

Vivo nel quartiere Marconi da oltre 50 anni, dal 1963 per essere esatto. Ho visto il quartiere nascere sotto i miei occhi, una periferia residenziale , destinata a impiegati, operai, e piccoli commercianti, edificata attorno a minuscoli agglomerati nei quali risiedevano principalmente gli addetti allo stabilimento della Mira Lanza , ai Mulini Biondi ed alla raffineria Purfina .
Anche se con una logica da rapina edilizia il quartiere è sempre cresciuto occupando via via spazi vuoti a danno di canneti incolti, di fossi o fagocitando piccole vecchie costruzioni, comunque dando risposta alla crescente domanda di nuove abitazioni , legata al crescere della popolazione inurbata , all’esodo dei vecchi abitanti da Trastevere e dal “Ghetto”.
In quegli anni , di grande fermento culturale e musicale, cresceva anche la speranza in una società migliore, ci passavano davanti grandi cambiamenti, le suggestioni provenienti dai poeti e scrittori della Beat Generation, le musiche da oltreoceano ed oltremanica.
Tutto lasciava presagire ,e sperare, che una volta esuaritosi lo sviluppo tumultuoso e disordinato di quegli anni, si sarebbe placata anche l’ingordigia della speculazione edilizia, e, tornando a noi, il quartiere si sarebbe assestato e avrebbe beneficiato della sperata ondata di progresso che sentivamo premere alla spalle di quello sviluppo incontrollabile.
Abbiamo atteso le opere di pubblica utilità, gli spazi di aggregazione,un’area verde che desse respiro alla zona ed opportunità di gioco per i nostri bambini e di vivibilità agli anziani, ma oggi non voglio parlare delle polemiche che si stanno scatenando intorno all’area Papareschi, anche perché nell’argomento si annidano annosi conflitti politici , interessi latenti di molti soggetti sulla scena .
Voglio attirare l’attenzione sul progetto edilizio che si propone di abbattere tutta l’area del complesso Zeis, nato quest’ultimo poco più di dieci anni a seguito di una pesante ristrutturazione del granaio del consorzio agrario.
Anche in quella occasione si trattò di una crescita del quartiere che, pur se a scapito dello stravolgimento del granaio, che non dimentichiamolo era una notevole opera architettonica, testimonianza del ventennio fascista e quindi degno di maggior tutela ai fini storici e paesaggistici.
Comunque in cambio il quartiere si arricchì della sede di un prestigioso centro eno- gastronomico, di livello internazionale ,con annessi scuola professionale di prestigio, sede di una rivista anche essa prestigiosa e degli studi di un canale televisivo tematico nazionale. Aprì i battenti una multisala cinematografica che divenne l’unico centro di fruizione culturale di massa dell’intero quadrante, si insedio un presidio sanitario con annesso CUP. La piazza Salini diventò l’unico spazio pedonale del quartiere, fu adottato da bambini, anziani e giovani quale “ la la piazza” sempre desiderata ed invano attesa, uno spazio reale di aggregazione e di incontro, vista anche la localizzazione di un super mercato e la possibilità di transitarvi per raggiungere la Chiesa parrocchiale,e ultimamente il giardino di via Blaserna.
In definitiva l’operazione comportò una crescita , fu una risposta ad una seri di bisogni, soddisfece domande di svariate categorie di cittadini, il privato ebbe l’occasione di lucrare sul diritto di proprietà di quella supeficie , la comunità beneficiò di quanto qui sopra descritto.
Oggi? Cosa si profila? Sicuramente la perdita di tutti quei benefici per la comunità che erano scaturiti dall’operazione Zeis e in cambio di cosa? A vantaggio di chi? La risposta è di una semplicità desolante: trionfano gli interessi dei privati che investono legittimamente sui beni di loro proprietà in risposta ad una domanda di abitazione di lusso. Ed i cittadini che risiedono nel quartiere e le loro esigenze? Zero!
Ma è così che va? Allora non conta niente l’art. 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà privata è riconosciuta dalla legge….allo scopo di assicurarne la funzione sociale”, sancendo la “prevalenza” dell’interesse pubblico sull’interesse privato, e prevedendo che quest’ultimo è giuridicamente tutelato soltanto se ed in quanto “assicura” “lo scopo” della “funzione sociale”, rende cioè tutti partecipi dei benefici che provengono dalle attività produttive.
Chi deve fare rispettare questo principio? Non se ne tiene conto da parte di chi deve esaminare ed approvare i progetti? Non basterebbe applicare quell’articolo della Costituzione e pretendere che progetti edilizi non collidano con il dettato costituzionale? E le forze politiche democratiche che si alternano nelle Istituzioni di Governo ai vari livelli territoriali girano la testa dall’altra parte quando i loro rappresentanti eletti non vigilano ?
E si, cari nostri rappresentanti eletti, non vi siete accorti che è la prima volta che si costruisce non sul vuoto ma sulle macerie di una demolizione? E’ la prima volta che in questo quartiere si distruggono edifici che svolgono attività di pubblico interesse per edificarne altri più voluminosi ed a uso solamente privato.
Non conta niente che si demolisca un edificio di indubbia rilevanza storica ed architettonica? Non vi indigna che quello che costituiva un segno distintivo dal punto di vista del paesaggio urbano vada perduto definitivamente? La riva Marconi ne uscirà sconvolta, non ci sarà più un punto di riferimento dell’intera città quale lo era per questa zona il granaio .
Negli anni ai quali facevo riferimento all’inizio di questo scritto , una canzone segnò un punto di ripensamento, diede un segnale di carica, in quegli anni una guerra orribile insanguinava l’estremo oriente, una generazione di giovani americani fu vittima e artefice di un bagno di sangue assurdo. Barry Mac Guire cantava The Eve of distruction, e fece capire a molti che l’alba della distruzione poteva trasformarsi nell’alba della rinascita. Molti della mia generazione presero coscienza e scesero in strada anche qui da noi, ed alla fine vinse la pace.
Scusate la forse inopportuna citazione, ma quello che voglio dire, rimettendo i piedi a terra è che non tutto è perduto, ancora lo scempio è solo sulla carta, mi appello al Presidente del Municipio, al Sindaco, a tutte le forze politiche di governo e di opposizione. Ascoltate le esigenze dei cittadini, non lasciateci soli di fronte alla prepotenza.
Fate in modo che il progetto venga rivisto e cambiato, vorrei dirvi fatelo ritirare, ridiscutetelo, date l’avvio a processi partecipativi così come previsto da ultimo nel progetto di legge regionale 139 che è in discussione alla regione Lazio.
14/05/2014
ENRICO CARBONETTI
P.S.
Questo è il link della canzone, ascoltatela
http://www.youtube.com/watch?v=qfZVu0alU0I

ads by epas4.net: Vola air berlin

Dettagli sull'autore

admin

admin di marconivideodem