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lug 05 2014

PUP Fermi: la palude del rinvio

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Ormai è passata una settimana da quando con una mossa dell’ultimo momento, quando tutti si aspettavano la parola FINE definitiva, la delibera 38/2012 e e del Comitato NO PUP FERMI – sottoscritta da oltre 6.000 cittadini – è stata rinviata di nuovo per ulteriori esami.

Artefice del reinvio la consigliera di SEL Gemma Azuni che probabilmente sta pagando anche colpe non sue e segnatamente l’ignavia del gruppo capitolino del PD, ancora oggi percorso da fremiti “PUP costi quel che costi”; non è un caso che Gianni Paris e Fabrizio Panecaldo, due dei paladini di questa politica siedano in Consiglio.

Di fronte a quella scelta incomprensibile (è da ricordare che quella delibera popolare ha affrontato – sempre superandoli – due esami di ammissibilità) si solleva il problema degli approfondimenti.

A mezza voce o con lunghe perifrasi e comunque mai con atti formali e documentati si fa cenno – da parte di alcuni esponenti politici – a pericoli di richiesta di rimborso da parte del costruttore.

Questo avverrebbe a convenzione scaduta e in situazioni in cui l’inutilità dell’opera dal punto di vista rapporto tra bene pubblico e privato è fortemente sbilanciata a favore del privato e in assenza dei presupposti a costruire (come disse l’ARDIS già ai tempi della conferenza di servizio e “ignorata” dalla Giunta Municipale del tempo).

E allora lo spauracchio agitato del rimborso sembra voler coprire altro. Il problema è la delocalizzazione? Il do ut des al costruttore? forse. Se da un punto di vista etico si può storcere la bocca, da un punto di vista degli interessi privati potrebbe essere comprensibile.

Il problema serio è che in questi due anni nessuno si è preso la briga di verificare le reali possibilità, i siti e i definitivi indirizzi di politica urbanistica e di politica della mobilità.

O meglio, è chiaro a tutti come oggi ci siano due concetti di città che si affrontano: quello che – semplificando – fa riferimento all’Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma Caudo, sempre attento alle reali esigenze della cittadinanza e ad un suo efficace coinvolgimento nelle scelte, e quello di chi invece crede che la politica del piccolo cabotaggio sia la verità rivelata e assoluta, e la sola detentrice di soluzioni efficaci.

I dati di fatto parlano a sfavore di questa politica di piccolo cabotaggio.

Si spiega anche così – forse – il silenzio che questa settimana ha urlato contro i cittadini di Via Enrico Fermi, silenzio del quale in modo civile e composto i cittadini hanno sempre chiesto conto, con il desiderio di voler capire, conoscere, per poter valutare.

La cosa che lascia ancor più perplessi è, però, il silenzio del circolo PD Marconi che per anni ha messo la faccia, ha mediato , ha spinto, ha rotto con le politiche consociative che albergavano anche in Municipio. In questi anni il circolo territoriale ha assolto al compito di partito, il ruolo di cerniera, di frontiera tra cittadini del territorio e Istituzioni. Con fierezza e con orgoglio.

Oggi il dubbio che assale molti cittadini è: ma cosa sta succedendo, perchè il circolo è diventato afono. Sono forse in essere quegli stessi conflitti (badate bene il conflitto è positivo) che ci sono a livello comunale? Ci sono sensibilità diverse (molto diverse) che si affrontano? Ci sono tentativi di uscire dal discorso collegiale per affermare primazia individuale?

Di certo ci si aspettava una presa di posizione ufficiale del circolo. Ed invece quel che si legge in queste ore  è solo una dichiarazione – a titolo puramente personale? – di un componenente del direttivo del circolo – che sembra riportare la comprensione dell’argomento a circa 4 anni fa.

Infatti che senso ha il titolo MARCONI : PARCHEGGI NECESSARI E PUP SEMPRE E COMUNQUE OSTEGGIATI. Un titolo che denota ignoranza di quelle che sono le posizioni del Coordinamento romano NO PUP che non ha mai demonizzato i PUP ma ha sempre chiesto regole certe.

Ed anche il passaggio inerente i soli problemi si sicurezza e dei platani che si possono rimpiantare altrove, ignora completamemte una serie di elementi, il fatto che i problemi di sicurezza furono immediatamente riscontrati e denunciati dai cittadini, che togliere i platani da Via Fermi implicava una alterazione del micro-clima ambientale assolutamente non contemperata da un rapporto a favore del bene pubblico (rinuncio a qualcosa ma ottengo un sostanziale vantaggio pubblico, tipo mi dai una linea diretta di tram), che la nuova dislocazione dei platani era del tutto aleatoria sia come luogo che come attecchimento, che il rapporto tra Partiti e civismo o decolla ed è visto alla pari (oddio che banalità la locuzione “urlatori di professione”) o è anni luce lontano dal messaggio di “cambiare verso”, che la concezione di bene pubblico comporta il disegno di politiche integrate di sosta, mobilità e rispetto dell’ambiente?

Ecco io sono fiducioso che il circolo sappia “cambiare verso” ridiventando centro di promozione di iniziative, mobilitando cittadini (che non servono solo al momento del voto) e gli iscritti (che non servono solo per finanziare il circolo). O si vogliono tenere ai margini le donne e gli uomini che pensarono di fare il dovere di militanti vicini ai cittadini andando a parlare con loro, mischiandosi e confrontandosi con i lori dubbi, paure, speranze.

Sono fiducioso e al pari di tanti cittadini aspetto coinvolgimento e risposte SERIE e VELOCI, e non approssimazione magari dovuta al fatto di non avere vissuto con passione e intensità la vicenda del PUP a via Fermi.

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admin di marconivideodem