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lug 08 2014

Marconi: tra storia, futuro e svarioni

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Oggi il Sindaco Marino ha compiuto alcuni sopralluoghi tecnici nella zona lungotevere Papareschi.

Antonello Anappo, memoria storica con il suo prezioso sito www.arvaliastoria.it era lì e ci racconta cosa ha detto al Sindaco Marino, a proposito di storia.

Su quello che si prospetta per il quadrante Marconi-Ostiense abbiamo già dato conto in questo post.

Storia, futuro … svarioni. Beh di quelli abbiamo dato ampiamenti risalto in questi giorni.

E qui di seguito quanto raccontato da Antonello Anappo

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Al Primo cittadino, che mi ha chiesto di relazionare sui ritrovamenti archeologici nel quadrante Marconi, ho raccontato più o meno questa storia.
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Signor Sindaco,
la strada più grande di Roma Antica è il Tevere. La capitale dell’Impero divora derrate alimentari e compra merci da tutto il Mediterraneo e oltre. E sulle rive del Tevere antico ci sono chilometri di porti e darsene, magazzini a perdita d’occhio, bazaar brulicanti, luoghi di ristoro e terme per rinfrescarsi.
Per questo gli Amministratori di oggi sanno che fare un’opera pubblica lungo il fiume significa necessariamente incontrare il nostro passato, e a volte scontrarsi con questo.
Quando nel 2000 venne demolito lo stabile della ex Mira Lanza dove ci troviamo adesso, i saggi archeologici, scesi a 4 metri di profondità, evidenziarono 21 tombe del II e III secolo. Sono tombe povere, senza corredo, perché è una ben misera vita quella che facevano i facchini del porto fluviale.
I facchini sono devoti alla Dea Fortuna, la “dea di chi non ha niente”, il cui basamento del tempio è stato identificato poco più avanti, ed è cantato da Ovidio con celebri versi.
Quando gli scavi archeologici sono scesi però a 6 metri di profondità, si è aperto un mondo: possenti strutture murarie, datate un secolo prima, sono state identificate come magazzini. Dei Docks, si direbbe con terminologia moderna. E sulla riva opposta ne sono emerse altre vaste porzioni.
Eppure, poco più avanti, superata la moderna Città del Gusto, il panorama antico si nobilita. Una campagna di scavi del 1915 fa ha rivelato che ci sono terme pubbliche del tempo di Adriano, con pavimenti in mosaico, che può trovare oggi esposti oggi al Museo Nazionale Romano.
Al Museo vedrà anche l’affresco, conosciuto in tutto il mondo, del Dio Portunus che cavalca il delfino. E c’è un altro affresco, che raffigura 34 specie di pesci differenti. Era il listino murario di una antica pescheria: bastava puntare il dito sul pesce che si desiderava e il pranzo è servito!
Un’altra campagna del 1939 ha evidenziato una grande villa suburbana di Epoca Repubblicana. E qui la storia si mescola con il gossip. È forse qui che alloggiò la Regina Cleopatra, che Giulio Cesare portò prigioniera in catene d’oro a Roma dopo aver conquistato l’Egitto. Cesare era però sposato con la gelosa Calpurnia, che alloggiava sul Palatino. Cesare alloggiò quindi la preda e amante Cleopatra nella sua villa di campagna, gli Horti di Cesare.
Ci piace pensare che questa stessa terra che calpestiamo oggi è forse la stessa terra che calpestò la Regina. Cicerone riferisce che Cleopatra si lamentò tantissimo per questa sistemazione promiscua, inadeguata al suo rango regale, e nel baccano senza riposo dell’umanità in transito. Ci piace pensare invece oggi che questa stessa area, per secoli dimenticata e che sarà finalmente restituita alla Città attraverso la quiete di un parco pubblico, possa tornare ad esserne un suo punto di orgoglio.

 

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foto di copertina di Alessio Conti  (tratta dal profilo fb di Antonello Anappo)

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