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ott 01 2010

Un popolo di santi, di navigatori… e di Inventori

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(01.10.10)

Si sa, i tempi tecnici e burocratici nelle pubbliche amministrazioni si incontrano molto di rado con quelli della vita cittadina e a volte, purtroppo, possono parzialmente intaccare l’operato della politica “del fare”.

Dallo scorso mese di agosto 2010 è partito il piano di manutenzione straordinaria del Comune di Roma che prevede il rifacimento del manto stradale di diverse vie della Capitale, come è stato recentemente pubblicato dalla stampa nazionale nelle proprie edizioni locali (Corriere della Sera, La Repubblica).

Fra le strade oggetto di intervento vi è anche la nostra Lungotevere degli Inventori, bei cinquecento metri ad alta percorrenza di automobili. L’intervento di rifacimento del manto stradale, completato da ormai diverse settimane, è senz’altro molto apprezzato, tenuto conto delle condizioni in cui si trovava l’asfalto nei mesi scorsi, fra crepe e rattoppi vari.

Asfalto si, segnaletica no

Ma la “quasi” perfetta distesa di catrame (perché “quasi”, lo vedremo più avanti) è ancora immacolata: non vi è infatti traccia di ripristino della necessaria segnaletica stradale orizzontale.

Questo mancato ripristino sta comportando episodi di disordine nella guida e soprattutto rischio di incidenti, in particolar modo per i mezzi a due ruote che potrebbero impattare con un veicolo, se entrambi venissero a trovarsi troppo sulla invisibile (per ora) linea di mezzeria.

Attraversare al buio

In queste settimane è praticamente impossibile per i pedoni attraversare all’altezza dell’incrocio con Via Brunacci (dove prima si scorgeva uno sbiadito, ma pur sempre utile, attraversamento pedonale). La velocità sostenuta dalle auto ed il fatto che sia stato riscoperto (purtroppo in malo modo) un antico doppio senso di marcia su via Brunacci [vedi articolo Marconivideodem], rende decisamente rischioso attraversare in quel punto. Per assicurarsi la propria incolumità si può attraversare solo in prossimità dei presidi semaforici posti all’incrocio con Via Cruto e quello in Piazza Righi, percorrendo inutili centinaia di metri (ma per questa salutare attività fisica, ci stiamo allenando attraverso la raccolta differenziata secondo il “nuovo metodo AMA”…).

Ma perché tutto questo lasso di tempo tra una fase di lavoro e la successiva? E’ lecito chiedere perché un buona iniziativa di intervento debba essere vanificata in questo modo?

E’ molto probabile che sia solo una questione di tempi e di vicissitudini legate a gare ed appalti.

Il lascito

Ma nel frattempo i cittadini, rischiando la propria pelle (persino sulla pista ciclabile, dove le ditte intervenute hanno lasciato ai posteri i propri reperti archeologici), si chiedono chi paga questi ritardi.

A proposito di costi, ricordiamoci anche che gli attraversamenti pedonali erano stati da poco “ravvivati” attraverso una donazione dell’ANIA, la Fondazione per la Sicurezza Stradale, secondo un piano di messa in sicurezza degli attraversamenti più pericolosi della Capitale.

In particolare la zona di Piazza Augusto Righi era stata appena completata nello scorso mese di giugno, come illustrato del documento ufficiale del Comune di Roma. Soli due mesi prima dei lavori di rifacimento del manto stradale. E dunque, nel semplice concetto di economia domestica, si tratta di denaro buttato al vento.

E sempre a proposito di denaro (che riguarda anche le nostre tasche) ci si chiede spesso quali siano gli esiti finali dei controlli che il Comune dovrebbe effettuare sull’operato delle ditte appaltatrici che hanno eseguito i lavori per suo conto. Ci si potrebbe infatti domandare, ad esempio, come mai nel tratto di svolta dal Lungotevere degli Inventori al Ponte Marconi, un piccolo fazzoletto di appena pochi centimetri quadrati, sia rimasto nelle condizioni immortalate nelle foto:

Asfalto si, asfalto no

"Ma che ce frega"

Terminate le dotazioni di catrame? Esauriti i fondi? Lavoro svolto male dalle ditte sullo stile “ma che ce frega”?
In questo punto, proprio sotto la casetta dei vigili urbani, fino allo scorso inverno durante periodi di pioggia si creava una enorme pozza d’acqua che lambiva la pista ciclabile e buona parte delle strisce pedonali nascondendo completamente sia la curva che il marciapiede. Se questo fazzoletto di asfalto non sarà meglio sistemato, le prossime ed imminenti pozze d’acqua piovana celeranno anche questo “buco” che potrebbe però rivelarsi pericoloso, per moto e pedoni. In barba agli estinti attraversamenti pedonali messi in sicurezza grazie all’ANIA.

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ADAL

Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)